giovedì 7 marzo 2013

Filippo Timi: quasi cieco, balbuziente, epilettico e come se non bastasse, frocio






Qualche giorno fa su Facebook mi è capitato di leggere degli apprezzamenti molto erotici  di un mio amico gay su Filippo Timi, uno dei miei attori preferiti. 
So, ormai x esperienza, che ai gay piacciono per lo più omaccioni bruni super eteri, magari anche un pò pelati o con la pancetta.
Ma il mio Filippo, no. Non me l'aspettavo ed ed è per questo che vi allego una sua intervista, che mi ha alquanto sconvolto.




Intervista di  Andrea Batilla

Ormai sono pochi quelli che non hanno sentito il nome di Filippo Timi: successo editoriale dell’anno con il suo libro autobiografico “Tuttalpiù muoio”, vincitore del premio UBU come migliore attore under 30, protagonista dello spettacolo tratto dal libro “La vita bestia”. Quando è stato dalla Dandini lo share è schizzato alle stelle tanto che l’hanno invitato di nuovo. Aggiungiamo che a Cannes è stato presentato il suo ultimo film di Teresa Villaverde e che sarà protagonista del nuovo film di Saverio Costanzo (quello di Private). Una vita assolutamente non ordinaria: quasi cieco, balbuziente, epilettico fino a poco tempo fa e, come se non bastasse, frocio. Aggiungo io: bello come il sole. Gli sono stato alle costole per tre giorni e, inevitabilmente, mi sono innamorato di lui.Filippo Timi racconta la propria vita come se fosse un patrimonio universale, nel suo libro ma anche con la sua voce, incessantemente, a tutti, con l’ansia di chi ha visto la verità e la deve rivelare. Sembra che tutta la sua storia sia costruita intorno alla possibilità di essere ascoltato e creduto. Leggo il libro, leggo tutte le decine di articoli che sono usciti su di lui e quando lo incontro ho una gran voglia di farlo a fette, giornalisticamente parlando.

- Perché uno decide di scrivere un libro con tutta la propria vita dentro e di darla agli altri senza filtro?
- Per fare qualcosa per il mondo, per trovare la propria altezza morale. Un uomo che si dica uomo cerca la verità in sé e non vuole sprecare la propria vita inseguendo fantasmi o scappando da finti fantasmi. Magari è giusto scappare, ma da fantasmi veri.
- Qual è la ragione per cui così tante persone lo stanno comprando?
- Perché il libro è energizzante, si sente che c’è dentro qualcosa che brucia, che è autentico. Il mondo con l’autenticità si comporta da gazza. La vuole rubare. E quando dico autenticità intendo una verità sia fisica che metafisica.
- Ma come la mettiamo col fatto che dietro ogni tipo di operazione commerciale degli ultimi anni c’è lo stesso tipo di tentativo? Intendo i reality o Melissa P.
- E’ la differenza che c’è tra il Grande Fratello e Eyes Wide Shut. Uno è finto e l’altro è vero. Nel primo non c’è nessun vero tentativo di cercare l’autenticità, di raccontare o far raccontare un percorso interiore. Nel mio libro c’è una ricerca interiore vera. Se avessi voluto fare un’operazione commerciale non sarebbe stato di 450 pagine né mi sarei appoggiato ad una casa editrice piccola, non ci sarebbero parti scritte in umbro. Insomma non è Moccia, non è “Tre metri sopra il cielo” . E’ 50 kilometri dentro il buco del culo del cuore. Fa male.
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Vado a vedere Filippo a teatro due volte. Lo spettacolo si chiama “ La vita bestia” ed è un monologo autobiografico. La sua recitazione cattura come un buco nero, o una supernova. Per quanto continui a ripetermi che quello che dice magari non è tutto vero non posso fare a meno di crederci. Anche quando mi parla mi inquieta. So che non può vedermi bene eppure ho la sensazione che mi veda meglio di chiunque altro. Mentre lo riaccompagno a casa scoppia un temporale violento, tropicale. Davanti a noi un fulmine cade su un’aiuola.

- Una cosa che mi è successa leggendo il libro e che succede, credo, a tutti quelli che lo leggono è che si sente compassione, sia nel senso di patire insieme sia nel senso proprio della parola. Piango ma per fortuna non sono così sfigato, in poche parole.
- Però poi cambi idea quando mi incontri. Uno è Filo, un personaggio. E’ me chiaramente ma reso puro, scarnificato. Nel libro è travolto da un’eruzione vulcanica di eventi, belli, brutti, travolgenti e comunque scottanti. Quando mi si incontra ci si accorge che il vulcano sono io stesso. Il libro è scritto da un autore, sono io allo stesso tempo vittima e carnefice, io mia mamma, la mia cecità, la mia balbuzie.
Al ristorante il cameriere distribuisce i menu. Tutti leggono. Leo chiede a Filippo cosa prende e lui con un tono di voce solo leggermente più basso del normale chiede se qualcuno gli può leggere la lista. Io gli sfilo dalle mani il menu e glielo leggo. E’ cieco veramente.
- Forse sulla carta diventa patetico perché uno si confronta con la reazione che avrebbe se fosse cieco, balbuziente, stuprato.

- Credo che la reazione del lettore sia: se succedesse a me non ce la farei mai ad affrontarlo.
- Solo perché non ti è accaduto. Una madre trova la forza di sollevare una macchina se sotto c’è suo figlio da salvare. In realtà la cosa patetica è immaginarsi con quei problemi e darsi la prima risposta facile: non ce la farei. Invece ce la fai. L’essere umano è la specie animale che più è stata capace ad adattarsi. Sopravviviamo perché siamo i parassiti più bravi, i virus più resistenti.
- Nel libro c’è un sacco di dolore che è una cosa che generalmente oggi si tiene molto nel frigorifero e si usa a scopi commerciali. Tu hai una maniera di raccontarlo che lo rende una cosa possibile e affrontabile. Pensi che il fatto di raccontare tutto questo dolore in questo modo sia un altro motivo del successo del libro?
- Ogni dolore autentico esce fuori quando prendi coscienza di te e quando prendi coscienza dei tuoi limiti. Il dolore più grande è il dolore di avere limiti. Essere povero mi fa male perché mi limita. Amare solo le donne perché mi si dice che essendo uomo devo amare solo le donne è un dolore perché mi limita. Andare solo verso il paradiso mi limita. La borghesia, l’ipocrisia, mi limitano. L’unica mia ricerca è non avere limiti. Fino all’immortalità.

Tra due uomini non può esserci sopravvivenza. Due uomini che si amano non hanno compromessi. Volevo essere un ragazzino che gioca a pallone e alle feste è benvenuto. Che va in motorino e limona con la fidanzata in garage. Invece mi sono ritrovato a fare pompini. No, non è stata la violenza. L’unica violenza me l’ha fatta Sonia Sorci smettendo di ballare…sono rimasto solo. Ho cercato di essere Sonia e di amare i ragazzi, di amarli come avrei voluto che Sonia amasse me. Se in queste condizioni andassi a fare all’amore con una donna altro che amore, io l’ammazzo, la squarto. Quindi mi faccio inculare. In questo modo non ammazzo nessuno e mi autopunisco per aver paura di amare.
- Perché tutto ciò? Me lo spieghi?
- Tra due uomini non può esserci amore perché non può esserci contratto.Perché credo che sia una cosa realmente più grande. L’unica frase che mi viene in mente per spiegarlo è di Georges Bataille : “Io sono superfluo al mondo e quindi posso essere quello che voglio”. Due uomini spontaneamente o geneticamente non sono fatti per amarsi eppure capita. E quindi è qualcosa che va oltre, che è più grande, eccezionale. In realtà voler giocare a pallone vuol dire solo che mi sarebbe piaciuto avere un passato non traumatico, normale nell’accezione anche brutta del termine, canonico. In cui ogni scoperta è tranquilla, è assecondata da un pensiero comune, quello del ragazzo che gioca a pallone. Nascere fuori dall’idea di normalità dell’epoca è traumatico. Però poi nego tutto dicendo che il vero trauma è che io sono stato innamorato di una persona che ha smesso di sognare, Sonia Sorci. L’unico vero trauma è quando smetti di sognare.

Filippo Timi in mutande parla di sesso, amore e… depilazione!
A tavola, mentre Filippo è fuori a fumare, il discorso cade su Sonia Sorci, la vera protagonista del libro, il primo amore e anche l’ultimo, la causa di tutto. Ci domandiamo come abbia reagito a leggersi così. Quando Filippo rientra glielo chiediamo. Sonia, ci dice, non sapeva che sarebbe finita dentro un libro con il suo vero nome. Ma quando ha letto le prime pagine ha pianto. Ha finalmente visto la verità che c’era dall’altra parte.

- Si però quello che è successo a te e a milioni di altri gay è una marcia verso la constatazione del fatto che tutto questo è anche estremamente normale.
- La ricerca di se stessi è certo estremamente normale. Ma se hai avuto il tuo primo rapporto sessuale sotto forma di stupro, senza amore, senza riconoscimento la reazione è di essere disposti a tutto pur di essere accettati da lì in poi. Che non c’entra niente con la possibilità di amare un uomo. Io non ho scoperto di essere gay attraverso la penetrazione prematura e violenta. Quello è stato un trauma e basta e non ha niente a che vedere con una direzione sessuale. Il casino è che quando accadono queste cose per un periodo sei costretto a sentirti gay per accetare che qualcuno ti abbia fatto del male. Mi dicevo, te la sei cercata perché sei omosessuale. Omosessuale uguale tragedia, uguale essere sfruttato, uguale essere inculato.
- E invece adesso cosa pensi?
- Ora non più. Quella è stata una violenza. Essere gay non centra con l’essere rotti in culo. E’ un regalo sovraumano.
- Ma anche riuscire ad amare una donna è un regalo sovraumano, no?
- Geneticamente, all’atto pratico, ogni volta che faccio l’amore con una donna è spontaneo e io mi sento un uomo. Premettendo che non credo di avere mai amato fino in fondo né una donna né un uomo. I miei amori con gli uomini sono finora tutti impossibili
- Ma sono i tuoi amori con gli uomini che sono impossibili, non sono gli amori del mondo.
- No, certo. sto parlando di cose che sono assolutamente autoreferenziali. Quando accetterò di amare e di essere amato magari mi sveglierò una mattina dopo aver fatto l’amore con un uomo e sarò anch’io un uomo.

Durante la cena un bellissimo uomo con gli occhi verdi sta seduto vicino a Filippo. Guardandoli penso che sarebbero fatti l’uno per l’altro. Ma forse Filippo recita apertura verso il mondo quando in realtà non vuole nessuno.
Il giorno dopo Filippo chiama Leo. Una strana telefonata. Gli chiede aiuto. Ha incontrato qualcuno che gli piace molto ma ha paura. Leo, che sa cos’è la paura, gli dice di lasciarla entrare e di rispondere al telefono se è il ragazzo che gli piace a chiamare.
- Secondo te cosa vuol dire perdonare?
- Io non credo al perdono. Non esiste il perdono perché non esiste colpa. Gli incidenti ci autocapitano. Non esiste né fato né destino. Sto imparando a guidarmi nei sogni adesso ma farlo nella vita è molto più difficile. Dovremmo svegliarci nei sogni e guidarci nella vita.
- Nel libro ci sono dei brani, soprattutto quando parli di tua madre, che sono a volte molto teneri, di grandissimo amore, a volte molto cattivi. Nel rapporto genitori figli c’è quasi sempre il meccanismo colpa perdono.

- Sì. E’ vero.
- Colpa non premeditata forse. Ma colpa. E se c’è colpa forse dovrebbe esserci anche perdono.
- In me è piuttosto oggettivo il fatto che non mi spaventa usare immagini o parole forti o bestemmiare contro i miei genitori.
- E a loro?
- Problemi loro. Però non mi spaventa neanche stare alzato fino alle tre del mattino per spiegargli una cosa, anche una cazzata magari o semplicemente per dirgli che li amo. E’ difficile dire al proprio papà : “papà ti voglio bene, sono fiero di te anche se sei un contadino, anzi, tu sei un filosofo per me” ma faccio anche quello. Credo di avere dei genitori molto antichi. C’è un rimando a qualcosa di più profondo e di più lontano. Da quando per forza ho dovuto capire che gli unici genitori che avevo ero io ho fatto un passo avanti. Oscillo dall’incontrare questi due vecchietti che amo e che sento che mi darebbero tutto quello che loro credono che io abbia bisogno, al sentire la necessità di qualcos’altro che loro neanche si immaginano e non si preoccupano di darmi. E allora lì ci vuole intelligenza. Anche se a volte è di un colore strano. Io non voglio capire o tollerare certe cose perché sento che è politicamente scorretto, servirebbe per un placido sopravvivere ma in realtà che me ne frega di non pizzicare quel do e quel re perché l’armonia stabilita non suoni strana. Suoniamo questo requiem.


Filippo è astemio da qualche anno. Ma beve tutto quello che sente intorno a lui. Sandra racconta di una sera in cui ubriaca al Plastic comincia a vedere tutti senza testa e a trovarlo assolutamente normale. Filippo ascolta, ride, assorbe e la sera dopo ci comunica che l’episodio è già entrato nel suo prossimo libro. La realtà gli è utile e lui non la cambia. La racconta.
- Però ci sono delle note che suoni più di altre. Tutto quello che attiene alle malattie fisiche è più lieve, più consapevole, quando si arriva all’episodio della storia d’amore sembra che ci sia meno maturità, meno consapevolezza.
- Certo, perché c’è un altro essere umano che si interpone tra me e la storia e poi perché forse non sono capace a relazionarmi con un amore e in questo caso con un amore del mio stesso sesso. E’ chiaro che é come se fossi un sedicenne attaccato agli ovetti kinder.
“ Ecco, con David mi sento così, esattamente come quella puttana, capace di innamorarsi solo perché uno non è stronzo con me. Solo perché uno mi tratta da essere umano. Se mi sorride già mi vedo salvato”
- Se una persona anche solo mi sorride o mi fa una carezza già mi sembra eccezionale. Come quei cani che sono stati bastonati in continuazione e quando si avvicina qualcuno per accarezzarli si ritraggono perchè si aspettano una botta. Anche se ricevono una carezza si aspettano la botta e non ne sentono la dolcezza. Quindi ci vorrebbe un amore che fosse così bravo da riuscire a farsi breccia in questa crosta di terrore. Io dichiaro pubblicamente che non ho mai amato, mai, mai.
- Dici le cose in una maniera così assoluta che a volte è difficile interloquire. Che cosa centra secondo te questo con il fatto che fai l’attore?
- Fare l’attore per quel che mi riguarda non è interpretare. E’ più vicino agli atti di psicomagia di jodorowsky, è qualcosa di più semplice. Credo di fare l’attore come lo fanno in pochi.
- Quindi, per finire, c’è una speranza?
- Chiaro che no.L’unica speranza è imparare a guardarsi nei sogni e poi nella vita. E comunque è una speranza che costa cara.Costa così tanto che tuttalpiù muoio. Solo se arrivi a dirti questo allora può darsi che attraversi la strada e il treno del nulla non ti becca. C’è un’unica possibilità. Ma percorrere quella strada e a quella velocità di cuore, di pensiero, di amore, di tutto è un rischio grosso e bisognerebbe umanamente prenderselo addosso. Anche se siamo abituati a preservarci, a farci i cazzi nostri. E quella speranza non si ottiene così, deve essere un donarsi alla ricerca della propria autenticità. Un cono di luce stellare meraviglioso ma molto difficile da vedere. Molto difficile.
Quando sente parlare di luce stellare Klaus, seduta vicino a noi al bar, ordina una seconda vodka.
Torno a vedere Filippo. Sul palco c’è un cane vero dipinto di rosa. Capisco che sta giurando fedeltà alla sua idea di amore e a un uomo con gli occhi verdi che è seduto in prima fila.
Incontrare Filippo Timi è un’esperienza devastante. Che va fatta. Per farlo basta leggere il suo libro.
Se leggete un solo libro all’anno leggete questo. Vi farà bene.


























lunedì 25 febbraio 2013

Oscar 2013 vincitori: tutti i premi, Argo il miglior film dell'anno secondo l'Academy


Nel cuore della notte italiana più importante degli ultimi anni sono stati assegnati i premi più prestigiosi dell'industria cinematografica americana, gli Oscar.


La manifestazione ufficiale è stata presentata da Seth MacFarlane, regista di Ted e autore del cartone politicamente scorretto I Griffin, che si è prodotto in una serie di numeri canori accompagnato da molteplici ospiti.  
Una serata all'insegna del musical, a volte non proprio convenzionale come nel caso di una canzone che elencava tutte le attrici hollywoodiane che hanno mostrato integralmente le proprie grazie su grande schermo. C'è stato anche il tempo per un omaggio alla saga di James Bond, cui è stato dedicato un collage delle sequenze più famose, l'esibizione di Shirley Bassey sulle note di Goldfinger e quella di Adele in Skyfall.
E proprio quest'ultima è stata tra le assegnatarie dell'ambita statuetta, vinta dal film d'azione britannico sia per la migliore canzone che per il montaggio sonoro, assegnato in ex aequo con Zero Dark Thirty. La pellicola di Katherine Bigelow ha però deluso, dato che questo è stato l'unico omaggio tributatole.

Chi invece ha potuto in parte smentire le previsioni della vigilia è stato Quentin Tarantino: in genere non amato dall'Academy, il regista di Django Unchained ha portato a casa il premio per la miglior sceneggiatura originale e ha contribuito a far premiare per la seconda volta la rivelazione Christoph Waltz (il quale aveva vinto proprio con Bastardi senza gloria). Tra i non protagonisti vince anche Anne Hathaway, per la sua toccante interpretazione in Les Misérables, film che conquista due premi tecnici come trucco e sonoro.

L'unico Oscar a Il lato positivo viene destinata alla giovanissima Jennifer Lawrence che affianca così lo scontatissimo premio di Daniel Day-Lewis per Lincoln, praticamente certo fin dall'uscita del film. Spielberg deve essere rimasto deluso, perché il suo film dedicato al Presidente USA non ha impressionato i giurati, che hanno assegnato unicamente un premio tecnico alla scenografia.
Chi invece ha sbancato questa edizione è sicuramente Ben Affleck: outsider della Hollywood bene, il tanto vituperato attore si è scrollato di dosso la fama di perdente di successo con il suoArgo, giudicato il miglior film e premiato anche per la migliore sceneggiatura adattata e il montaggio.
La grande sorpresa della serata è però rappresentata da Vita di Pi e da Ang Lee, un binomio su cui in pochi avrebbero scommesso. L'opera del taiwanese si è infatti aggiudicata la migliore regia, assieme ai premi tecnici per la fotografia, gli effetti visivi e la colonna sonora. Brutta invece la batosta per l'indipendente Re della terra selvaggia, completamente ignorato nonostante il favore di Barack Obama.
Tra i premi non di prima fila segnaliamo le scontate vittorie di Michael Haneke con Amourmiglior film straniero (delusa la protagonista Emmanuelle Riva), il cortometraggio d'animazionePaperman e il miglior lungo animato Ribelle - The Brave.
Ecco la lista completa dei premi assegnati questa notte:



MIGLIOR FILM: Argo di Ben Affleck












MIGLIOR REGIA: Vita di Pi di Ang Lee
















MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA: Jennifer Lawrence in Il lato positivo















MIGLIOR SCENEGGIATURA ADATTATA: Argo - Chris Terrio
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE: Django Unchained - Quentin Tarantino
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: Daniel Day-Lewis in Lincoln
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: Christoph Waltz in Django Unchained
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA: Anne Hathaway in Les Misérables
MIGLIOR CORTO ANIMATO: Paperman di John Kahrs
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE: Ribelle - The Brave di Mark Andrews and Brenda Chapman
MIGLIOR FOTOGRAFIA: Vita di Pi - Claudio Miranda
MIGLIORI EFFETTI VISIVI: Vita di Pi 
MIGLIORI COSTUMI: Anna Karenina - Jacqueline Durran
MIGLIOR TRUCCO: Les Misérables - Lisa Westcott e Julie Dartnell
MIGLIOR CORTO DOCUMENTARIO: Inocente di Sean Fine e Andrea Nix Fine
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO: Curfew di Shawn Christensen
MIGLIOR FILM STRANIERO: Amour di Michael Haneke
MIGLIOR SONORO: Les Misérables
MIGLIOR DOCUMENTARIO:  Searching for Sugar Man
MIGLIOR MONTAGGIO SONORO: Skyfall ex-equo con Zero Dark Thirty
MIGLIOR MONTAGGIO: Argo - William Goldenberg
MIGLIORI SCENOGRAFIE: Lincoln - Rick Carter e Jim Erickson
MIGLIOR COLONNA SONORA: Vita Pi - Mychael Danna
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE: Skyfall - Adele Adkins e Paul Epworth




lunedì 18 febbraio 2013

"Happy Birthday Yoko Ono. 80 years old."


Yoko Ono Lennon (Tokyo, 18 febbraio 1933) letteralmente significa "bambina dell'oceano (o occidentale)" ed il cognome "piccolo prato", è un'artista, musicista e cantautrice giapponese naturalizzata statunitense che ha vissuto la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti d'America. Già conosciuta nel mondo dell'arte, raggiunse la fama internazionale con il matrimonio e la successiva carriera artistica con John Lennon dei Beatles.
Oggi compie 80 "primavere", come dicono i nostri nonni, e volevamo onorarla con queste poche righe.

...PEACE

HAPPY SAINT VALENTINE DAY.





Photo 
by 
Marta Drozdowska

lunedì 11 febbraio 2013

“She come to them”, Diane Arbus docet



Diane Arbus nata a New York, 14 marzo 1923 – Greenwich Village, 26 luglio 1971 è stata una fotografa statunitense di origini russe.

Diane Nemerov nasce il 14 marzo 1923 in seno ad una ricca famiglia Ebrea di New York proprietaria della catena di grandi magazzini Russek's. Il padre è David Nemerov e la madre Gertrude Russek. È la seconda di tre figli. Il fratello maggiore, Howard Nemerov, più grande di Diane di tre anni, diventerà noto come uno dei maggiori poeti americani.
 La sorella minore, Renée una scultrice. Anche il padre David, dopo essersi ritirato dagli affari farà il pittore, con un discreto successo commerciale. Dal 1930 Diane frequenta la “Ethical culture school” a New York, e negli anni successivi la Fieldston School. A soli 14 anni conosce Allan Arbus, di cinque anni più anziano, all'epoca commesso da Russek's, e se ne innamora. Il rapporto non è ben visto dalla famiglia di Diane, ma lei lo sposerà appena compiuti i 18 anni, il 10 aprile del 1941.

 Tuttavia i Nemerov rimangono in buoni rapporti con la figlia. Il primo lavoro dei giovani sposi è un servizio fotografico pubblicitario per la catena del padre, i Grandi magazzini Russek's. Diane è considerata una ragazza molto dotata, ed è incoraggiata a prendere lezioni private di disegno. Ma pur di sposare Allan non esita a rifiutarsi di andare all'università. Durante la seconda guerra mondiale Allan fa il servizio militare lavorando come fotografo per l'esercito. Alla fine del 1944 Allan è in Birmania, il 3 aprile del 1945 nasce la figlia Doon Arbus. In quel periodo Diane è tornata a stare in casa dai suoi genitori.

Alla fine della seconda guerra mondiale Allan e Diane decidono di fare i fotografi, visto che nel '41 si erano già occupati brevemente di moda e Allan aveva accumulato una notevole esperienza come fotografo nell'esercito. All'inizio sembra che Diane si limiti a fare da assistente ad Allan. Lo studio comunque si chiama “Diane & Allan Arbus”. La Arbus studierà fotografia brevemente con Berenice Abbott nel 1947, poi con Brodovitch, nel 1955. Infine con Lisette Model, con cui studia nel 1956 e nel '57. In una intervista a Newsweek Diane racconta così la sua amicizia con la Model: “Finché non studiai con Lisette sognavo di far fotografie, ma non le facevo davvero. Lisette mi disse che dovevo divertirmi nel farlo...”. 

Le esperienze con Alexey Brodovitch, Art Direcor di Harper's Bazaar, alla New School for social research,  e con Berenice Abbott le sono state utili, ma i migliori risultati sono sicuramente dovuti all'insegnamento della Model. È proprio grazie all'esperienza con Lisette che Diane supera la sua timidezza e trova il coraggio di fotografare i soggetti che desidera. Il primo servizio pubblicato dalla coppia è del 1947, su Glamour. È un servizio sui pullover. Con Glamour lavoreranno spesso negli anni successivi, ma anche con le riviste “Seventeen” e “Vogue” Nel 1951 Diane e Allan lasciano per un anno il lavoro sulla moda per un viaggio in Europa. Il 16 aprile del 1954 nasce la seconda figlia Amy Arbus. Diane per il parto rifiuta l'anestesia, e si dice che abbia descritto la cosa come una delle migliori esperienze della sua vita. In questi anni Diane conosce un giovane fotografo, allora ai primi passi, un certo Stanley Kubrick. 

La sua prima pubblicazione è “The Vertical Journey”, sei foto pubblicate nel 1960 sulla rivista Esquire. A questo segue nel 1961 “The full circle” su Harper's Bazaar. 

 I suoi soggetti sono una scelta così inconsueta che viene pubblicata solo grazie all'insistenza di Marvin Israel, suo caro amico (e suo amante, secondo la biografia della Bosworth) che all'epoca è appena diventato art director per la rivista. Pare che Nancy White, redattore capo di Harper's Bazaar fosse contraria alla pubblicazione. [1] In effetti il risultato immediato fu qualche disdetta dell'abbonamento alla rivista. Va notato come entrambi i titoli sono anche raffinate citazioni di letteratura. “The vertical journey” del viaggio di “Alice nel paese delle meraviglie” e “The full circle” di Shakespeare (Il cerchio completo. Chi è colui che mi può dir chi sono?) Il 1962 è l'anno del passaggio alla Rollei, non senza qualche difficoltà iniziale. 

La Arbus sviluppa anche un nuovo filone di interesse, quello per i nudisti. Sempre nel '62 “Show” pubblica le foto di Mae West della Arbus, che sembra però non siano piaciute molto alla diva. Le difficoltà con i soggetti ritratti per i lavori su commissione, che non gradiscono affatto il modo con cui la Arbus li ritrae, saranno una delle costanti del suo lavoro. Nel 1963 Diane Arbus vince la sua prima borsa di studio della Guggenheim. In questi anni frequenta il famoso fotografo di moda Richard Avedon. Fra il '64 e il '65 Diane Arbus è spesso in giro per New York a fare fotografie, Il MOMA e le borse di studio del Guggenheim 1965-69 Nel 1965 il MOMA presenta tre fotografie della Arbus in una mostra dal titolo “Acquisizioni recenti”.

Nel 1970 prova la Pentax di un suo amico fotografo, Hiro. Ne rimane entusiasta, le proporzioni sono circa le stesse delle lastre 8x10 dei banchi ottici usati nelle foto di moda. Inoltre la visione attraverso il mirino le ricorda quella di “una grande 35mm”. Per poterla acquistare organizza un corso di fotografia a cui partecipano 28 allievi, fra cui troviamo anche Eva Rubinstein, figlia del grande pianista Arthur Rubinstein destinata a diventare anche lei una grande fotografa. La Arbus è ormai un mito fra i giovani fotografi.

 Fra gli ultimi soggetti della Arbus vi sono però anche le prostitute e i clienti di alcuni bordelli sadomaso. Di questi lavori sono noti solo pochi scatti. Ormai la depressione di cui ha sempre sofferto si è fatta più grave. Pare aver perso l'interesse nella fotografia. Anche il crescente carico di responsabilità connesso al successo sembra contribuire a schiacciarla. Il 26 luglio 1971 si suicida ingerendo una forte dose di barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno. La troveranno un paio di giorni dopo, con il corpo già in avanzato stato di decomposizione.


Nel 1972 inizia la consacrazione di Diane Arbus. Prima la Monografia della Aperture e poi l'esposizione delle sue foto alla Biennale di Venezia, una partecipazione decisa dalla Arbus poco prima della sua morte, la proiettano direttamente nell'olimpo dei grandi. Fra le grandi mostre della Arbus dopo la Sua morte ricordiamo solo “Diane Arbus Revelations” del 2004, che per la prima volta rende disponibile al pubblico una grande quantità di documenti biografici e molte foto precedentemente mai pubblicate.

Fotografie famose 



Le fotografie per cui la Arbus è oggi maggiormente conosciuta sono quelle che ritraggono gli esseri umani nella loro diversità, nello scostarsi dalla "normalità" data per scontata, una normalità a volte messa in discussione dalla stessa natura a volte da scelte personali. Il suo approccio tuttavia non è mai voyeuristico, anzi, la consapevolezza della diversità non sminuiva i suoi soggetti, come avrebbe potuto avvenire facilmente. Nella maggior parte dei suoi ritratti i soggetti si trovano nel proprio ambiente, apparentemente a proprio agio; invece, è lo spettatore che è messo a disagio dall'accettazione del soggetto del proprio essere "freak". Negli anni sessanta ricevette due borse di studio[1] dalla Fondazione Guggenheim e insegnò fotografia in diverse scuole a New York e Amherst negli ultimi anni della propria vita. In seguito a sempre più frequenti crisi depressive, si tolse la vita il 26 luglio 1971.
La Arbus prediligeva le macchine fotografiche reflex medio formato che davano foto quadrate. Molte sue fotografie sono apparse su riviste come Harper's Bazaar, Esquire e The Sunday Times. Ha studiato per molto tempo con l'amico Richard Avedon.
Nel 2006 Nicole Kidman ha interpretato la fotografa nel film Fur - Un ritratto immaginario di Diane Arbus diretto da Steven Shainberg. La storia (inventata) si propone di mostrare come Diane abbia potuto apprezzare il mondo della diversità entrando gradualmente nel mondo dei freaks.





“She come to them”
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È proprio questo che segna maggiormente lo stile della Arbus “She come to them”, Lei andava da loro, e quando qualcosa nella scena non andava bene non era la scena ad essere modificata, ma la fotografa ad adattarsi.

domenica 3 febbraio 2013

CAR WRAPPING Mood ON






Cos'é il Car Wrapping??
Il car wrapping è una nuova tecnica di copertura adesiva ideata e diffusa negli USA nei primi anni dopo il 2000 ma importata in Italia soltanto da qualche anno. Car Wrapping deriva dall’inglese “copertura o confezione” di un auto. 
E’ una tecnica sicura ed efficace che permette di poter cambiare, per esigenza o per altro, il colore dell’ auto, utilizzando semplicemente della pellicola adesiva. 
Consiste nel rivestire totalmente o parzialmente l’automezzo con pellicola adesiva di altissima qualità attraverso un’applicazione efficace, veloce ed economica sostituendo costosi lavori di verniciatura senza compromessi sulla scelta del colore e del risultato. 

La garanzia dei materiali assicura dai cinque ai dieci anni, dipende dall’applicazione, se è orizzontale o verticale. Resiste benissimo ai lavaggi e alle alte temperature esterne senza subire danni, la pellicola è removibile lasciando intatto il colore sottostante e la verniciatura originale della'autovettura o del pezzo wrappato.
Moltissimi sono i vip che si sono fatti prendere dal car wrapping, tra i quali Pato, il grande Lapo Elkann, e il discutissimo Mario Balotelli che gira per Milano con la sua Bentley  Wrapping Camouflage !!

Chi di voi non ha mai desiderato abbinare l'auto ai propri vestiti?


tr.
What is the Car Wrapping?

The car wrap is a new technique designed adhesive coverage and widespread in the U.S. in the early years after 2000 but imported in Italy only a few years. Car Wrapping derived from "cover or packaging" of a car. It 'a safe and effective technique that allows you to change, to demand or other circumstances, the color of' car, simply by using the adhesive film.

Is to cover all or part of the vehicle with adhesive film of the highest quality through an effective, quick and cost by replacing expensive paint jobs without compromising on color choice and the result. The guarantee of materials ensures five to ten years, depending on the application, if it is horizontal or vertical. Great resistance to washing and high temperatures without damage, the film is removable leaving intact the underlying color and painting original della'autovettura or piece wrappato.

Many are the celebrities who got caught by the car wrapping, including Pato, the big Lapo Elkann and the discutissimo Mario Balotelli turns to Milan with his Bentley Camouflage Wrapping!



Those of you who have never wanted the car to match your clothes?









       


SPLOSHING PARTY








La pratica dello SPLOSHING è indubbiamente una delle più inconsuete pratiche sessuali.La parola SPLOSH è un suono onomatopeico e riprende il rumore del cibo, soprattutto quello umido, quando viene tirato contro qualcosa. Spolsh è un suono gonfio, umido, pieno di sapore che appiccica che rievoca sensazioni istintive tra due individui.Ed è questo, in realtà, che accade negli incontri denominati SPLOSHING PARTY il cibo viene tirato.Il fine è quello di recuperare un rapporto giocoso, quasi infantile con le pietanze. Il rapporto corporale col cibo è qualcosa che di solito si prova molto nell'infanzia, fino a che le posate non impongono le buone maniere e il rapporto solo orale e di sapore con tutto ciò che è commestibile.Lo sploshing ripropone invece la forma ludica del cibo che viene tirato, spalmato, appiccicato, pressato sul corpo. Generalmente a questi incontri si partecipa vestiti... e come è facile immaginare quando ci si ritrova sporchi, e invischiati coi sapori insieme a un partner, da lì all'assaggiare, leccare, provare, appoggiare le labbra e usare l'altro come una specie di superficie da esplorare, è facile. È qualcosa di diverso da quello che si vede nei ristoranti giapponesi dove le ragazze vengono usate come veri e propri piatti da portata.Qui il mescolare e l'assaggiare è davvero istintivo. Come istintivo è a un certo punto spogliarsi per sentire sulla pelle l'effetto degli ingredienti.Se ricevete un invito a uno "sploshing party" comunque non allarmatevi: non è detto che si arrivi necessariamente al risvolto sessuale o all' "orgia culinaria" spogliati di tutto.Ci si può fermare tranquillamente prima!Certo, magari evitate di indossare un costosissimo capo Armani. Potreste pentirvene!
Cosa ne pensate? Che effetto vi fa sapere che il cibo viene usato così?

tr.The practice of Sploshing is undoubtedly one of the most unusual sexual practices.The word Splosh is an onomatopoeic sound and takes the sound of the food, especially the wet, when pulled against something. Spolsh is a sound swollen, moist, full of flavor that sticks reminiscent of gut feelings between two individuals.This is what happens in the meetings called SPLOSHING PARTY food is pulled.The goal is to recover a relationship playful, almost childlike with food. The report body with food is something that is usually some very childhood, until the cutlery not impose good manners and the report only oral and flavor with everything that is edible.The sploshing proposes instead a playful way of food that is pulled, spread, stuck, pressed on the body. Generally these meetings you attend clothes ... and as you can imagine when you find yourself dirty, and caught up with the flavors together with a partner, there all'assaggiare, lick, test, support his lips and using the other as a kind of surface to explore, it's easy. It's different from what you see in Japanese restaurants where the girls are used as actual platters.Here the mix and the taste is very instinctive. As instinctive is at a certain point undress to feel the effect of ingredients on the skin.If you receive an invitation to a "sploshing party", however, do not be alarmed: it is said that there will necessarily sexual aspect to '"culinary orgy" stripped of everything.You can stop safely before!Sure, maybe avoid wearing an expensive Armani head. You might regret it!
What do you think? What effect lets you know that the food is used like this?







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