venerdì 20 gennaio 2012

Sarah Van Hoe per la Mostra "ROCK" al Palazzo delle arti di Napoli.

Text and Photos: Angela Acanfora






Nome: Sarah van Hoe


Curriculum artistico: nata nel Belgio, ed ora vive e lavora tra il Belgio e l’Italia come artista e designer.
Laureata in disegno tessile, Moda e Disegno del costume teatrale presso l’Accademia di Belle Arti e Scienza Sint-Lucas Belgio, per proseguire i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, in pittura e metodologia della progettazione artistico e teatrale.
Con esperienze lavorative per Prada Milano, case di moda e gallerie importanti a Los Angeles, Belgio, Francia e l’Italia, si è creato un suo percorso artistico Post-Pop, funky e positivo, composto da elementi fumettistici, inserti grafici e collage.
Sarah Van Hoe cerca con Crazy Arts, di trasmettere un senso di positività, di lusso, finezza, eleganza, colore, voluptà, natura.. Con sempre uno spunto di un raggionamente sociale, politico o religioso dentro. Il suo lavoro è raffinatezza, un flusso di positivismo, nel immagine e la parola.

Il mio approccio all’arte, com’è nato;
Sono nata artista, designer, pittrice. Già da bambina dipingevo e creavo oggetti d’interni, per poi organizzare delle inaugurazioni o mostre. Da grande ho trasmesso quel talento artistico in una disciplina più funzionale ; mi sono laureata in disegno tessile e moda, e sono andata a lavorare da Prada Milano. Mi colpiva quanti legami ci sono tra moda e arte, fotografia, cinema.. Mi sono reso conto che ‘arte’, nel senso vero della contemporaneatà, è inevitabilmente legato a quelle altre discipline artistiche. E da li’ ho capito che la (mia) pittura dovrebbe andare oltre alle mure di una galleria d’arte. La galleria è soltanto l’inizio. Il moi approccio all’arte va oltra all’esporre, è un modo di vivere. Per me e per il mio cliente.
Chi compra o ordina un quadro, un murales, un mobile dipinto, pensa alla qualità, allo standing di vita, al dare un senso in più al vivere la città, la campagna, il lavoro o il progetto che ha in testa. La mia arte nasce da una vera ambizione di dare qualcosa di interessante, intrigante, bello e unico al mondo, alla galleria, al mio cliente. Poi, l’approccio all’arte è qualcosa talmente soggettivo, talmente intuitivo, è prendere spunti dalla quotidianità, il guardare le cose oltre a vederle, osservare e annalizzare le persone che caminano intorno a noi, i loro movimenti, atti, fatti. E viaggiare. La combinazione del voler fare, creare, e guardare il mondo intorno a noi, è l’approccio più primitivo e vero all’arte.

2.Come si è sviluppata negli anni la tua arte, che evoluzione ha fatto ? Pensi di essere arrivata ad un tuo stile ben definito ?

Il moi lavoro si è sviluppato tantissimo durante gli anni. Deve evolvere, se no, non avrebbe senso. La cosa –a me, personalmente- che mi ha colpito di più, è che sono arrivata ad un punto in qui riesco e trasmettere su tela, muro o mobile, veramente quello che vorrei dare al mondo. Un linguaggio moi vero. Al momento che scopri di aver trovato questo, ti realizzi che hai scoperto una parte fundamentale di te stesso, come persona su questo globo, come artista.
Quando vivevo a Los Angeles, definivano la mia arte come ‘painted cinema’, cinema pittata. Hollywood lo chiamava Post-Pop, il Pop dopo Andy Warhol e i suoi. E lo è, è un arte che va capito da tutti, è semplice ma molto profondo. E’ indubbio che la figurazione abbia riconquistato grande spazio nella considerazione degli artisti e il pubblico di appassionati, grazie al suo radicale rinnovamente. Si tratta di un fenomeno in espansione, che ha saputo innovare sia le tematiche, le tecniche, con grande varietà di soluzioni formali. La mia linea dolce della figurazione ha guardato al neointimismo del cinema francese e il monde del fashion, prediligendo la figura umana –uomini e donne- nel loro abitat basale, natura verso città, nel moi caso quasi sempre il paradiso terrestre. Ho fatto dei progetti, dei quadri in ville, castelli, loft, per industriali, psicologi e i loro bambini, fotografi e teatro.. E sempre, quando faccio vedere il risultato al cliente, il quadro va accolto con tanto tanto entusiasmo, e ogni tanto anche una lacrima, sai.. Come artista questo vuol dire che ti senti realizzato, che tutto l’energia che tu hai messo dentro un opera d’arte, riesce a commuovere quel’altra persona. Quando un cliente ti dice ‘Grazie, veramente, questo quadro corrisponde a tutti i miei pensieri e desideri..’, questo è condividere un sentimento, un idea sulla vita. Assolutamente una bellissima sensazione.

3.Cosa esprimi nelle tue opere, cosa vuoi comunicare ?

Cerco sempre di trasmettere un senso di positività, di lusso, finezza, eleganza, colore, voluptà, natura.. E c’è sempre uno spunto di un raggionamente sociale, politico o religioso dentro. Desidero sempre che nel messaggio c’è una raffinatezza, un flusso di positivismo, nel immagine e la parola. Guardo la storia dell’arte e mi ritrovo di più nel rinascimento. Anche in quel’era c’era uno scambio continuo tra il Belgio (sono nata fiammingha) e l’italia. Per questo ho scelto di lavorare tra il Belgio e l’Italia. Avere Napoli come base, viverci, mi riempisce con amore, mi commuove alla sua volta. Un sorriso e una lacrima allo stesso tempo, più contrasto di qui non trovi altrove. Si, Napoli è intensa come straniero, ma è talmente bella. Ha una storia dell’arte richissima e profonda, è l’Italia vera nei mei occhi, ogni giorno è una nuova scoperta di qualche fantastico pezzo di storia. Come i Grandi artisti si andavano a visitare per scambiare filosofie, idee, techniche e teme un giorno, cosi faccio anch’io. Van Eyck, Rubens, Van der Weyden, Caravaggio, Tiziano, Botticelli.. se fate una piccola ricerca vedrete quanto le composizioni e le tematiche seguono i loro. Il risultato ne è un altro, avantguardia, ci mancherebbe, viviamo in un altra realtà sociale, religiosa e politica. Ma la nostra esistenza è la stessa. Siamo sempre noi, nel bene e nel male, e vogliamo esprimere qualcosa che ci sorprende, ci fa piangere, ci fa pensare.
All’interno di ogni quadro c’è un primitivo, ma ricco contaminazione linguistica. Per vivere bene l’arte, per dare un riflesso corretto sul mondo contemporaneo, dobbiamo viaggare. Nel tempo, nella mente e tra I diversi paesi. Cosi faccio, viaggio tantissimi, guardo, annalizzo la gente per strada, come si muovono, di che cosa parlano, come vivono, dove vanno. E questo osservare va tradotto in ogni quadro. Poi il moi pubblico si riconosce poi e quindi si commuove. E bello, è intenso, è uno studio continuo, ma vale più che la pena.







Ecco le sue accattivanti e fluorescenti opere al Palazzo delle Arti a Napoli.

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